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Israele e Iran: le origini delle tensioni

Le origini non sono certo semplici, ne tratteremo in modo necessariamente semplificato in questa sede.

Diciamo qui che le cose non sono partite col piede giusto: al Piano di partizione della Palestina nel 1947 l'Iran si oppose, come buona parte dei paesi arabi; opposizione che poi sfociò nella guerra arabo-israeliana del 1948, durante la quale circa settecentomila palestinesi furono costretti a fuggire, emigrare o sgomberare. Questa guerra infatti sarà chiamata “guerra di indipendenza” da Israele, mentre “la catastrofe” dagli arabi. In tale conflitto l'Iran non fu coinvolto direttamente, ma i profughi arabi vi esportarono i primi importanti semi di antisemitismo.

In Iran, intanto, la situazione non era facile: dopo l'invasione “per scopi di guerra” (stiamo semplificando) durante il 2° conflitto mondiale, era stata insediata una monarchia costituzionale, sostanzialmente controllata dai britannici, che avevano preso il controllo pressoché totale delle fonti petrolifere. Nel 1951 dunque il parlamento persiano elesse primo ministro Mohammad Mossadeq, che fece subito nazionalizzare l'industria petrolifera con la conseguente estromissione del Regno Unito nel controllo delle fonti di energia. “Stranamente”, si può dire, l'Iran nel 1953 subì un colpo di Stato: a prendere il potere fu Reza Pahlavi, che nel 1955 sottoscrisse il Patto di Baghdad, che reinserì il suo Stato nell'area politica delle potenze occidentali... ciò portò a graduali riforme sullo stampo occidentale, sia in campo agrario che industriale e sociale come alfabetizzazione, suffragio femminile, esproprio di beni delle gerarchie religiose. Proprio questo ultimo punto innescò lo scontro con i capi sciiti, che portarono nel tempo a diversi tentativi di congiura per finire nel 1979 alla rivoluzione iraniana, all'esilio dello scià e al khomeinismo.

Abbiamo cercato da un lato di riassumere, dall'altro di spiegare al meglio la situazione perché è proprio in questo contesto che l'Iran vede un'inversione totale di tendenza (anche) nel suo approccio con Israele.

Khomeyni infatti recise ogni legame diplomatico e commerciale con Israele, dichiarandolo Stato illegittimo e chiamandolo “piccolo Satana” (vicino dunque al “grande Satana”, ovvero gli Stati Uniti).

Eppure durante la guerra Iran-Iraq, durata nove anni, Israele fece pure da supporto logistico per lo Stato Iraniano, in cambio di forniture petrolifere. Armi, carri armati, operazioni militari dirette come il bombardamento del reattore iracheno di Ozirak furono venduti da Israele all'Iran, sia contravvenendo alle sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran sia contrariamente a quanto proclamato dai più alti esponenti iraniani in chiave antiisraeliana. Il tutto (parole di Ariel Sharon, allora Ministro della Difesa) per “lasciare una finestra aperta” nei rapporti con l'Iran.

Finestra però destinata comunque a chiudersi poco dopo. Alla morte di Khomeini infatti le guide supreme non si risparmieranno le invettive: Khamenei “Israele è un tumore canceroso che dovrebbe essere rimosso”; Ahmadinejad “Israele dovrebbe essere cancellato dalla carta geografica”; Rouhani “Israele è un occupante e un usurpatore guerrafondaio”.

E se da un lato l'Iran si è attivamente speso per sostenere politicamente ed economicamente Hamas e Hezbollah, nemici dichiarati di Israele, quest'ultimo ha combattuto sia direttamente che indirettamente il programma nucleare iraniano, che è visto come una minaccia diretta alla propria esistenza.

È in questo quadro che dunque si collocano le continue minacce reciproche, gli attentati, le uccisioni e le tensioni che via via si sono espanse in Siria, Giordania, Palestina e in tutto il Medio Oriente.

Ma perché, dunque, una parte dell'Islam radicale inneggia al terrorismo? Parte solo dalla Palestina o ha radici più ampie?

Giuseppe Santomartino, grazie alla sua esperienza pluriennale sul campo, ha indagato in modo completo ed esaustivo le origini teoriche del terrorismo islamico, che colpisce in modo particolare Israele, e ha dato alle stampe per Panda Edizioni “Conoscere e contrastare il jihadismo: Le chiavi interpretative, le ideologie, le dottrine, le strategie, i pensatori”, un testo di riferimento per gli interessati all'argomento, tanto da essere invitato in diversi incontri per parlare in veste di esperto.

Oggi, per esempio, 30 novembre 2020 parlerà all'«École Universitaire Internationale» con una sua Lectio Magistralis online.