Dopo gli statuti

di Domenico Cara

Pagg. 96

Cm 14x20

Il momento magico della scrittura di Domenico Cara, in questo volumetto turbato e irregolare, è costituito da una serie promiscua di monologhi ingegnosi, di riflessioni diaristiche, di tranches e prove per l’ideazione di un racconto possibile; con dati, spunti e metamorfosi fiabeschi, tecniche dell’aforisma, movimenti di una prosa della poesia che hanno relazioni con la memoria, le dimensioni di quotidiano pubblico e privato, e con la stessa « politica » inquieta e prorompente. I sottintesi emozionali, l’immediatezza meditativa, i calchi di fisica, allusiva realtà, si fanno — in questi testi — cifra sinuosa e storica, e segreto destino della sua costante osservazione del mondo e, comunque, sempre all’orlo di esso, malgrado alcune orbitali fragranze.
Dopo gli statuti traccia in sintesi le immagini di libertà — e di individuale passione — del registrare i frammenti oggettivi e gli enigmi del tormentoso status quo, e il loro percettivo orizzonte, le figure di un paesaggio sospeso e vincolante, senza vago odore di divertimento e, se mai, con un filtro di amara ironia rifondato qua e là dall’intenso dubbio per la vita contemporanea, i modelli della sub-esistenza, le ecchimosi ansiose e terrifiche, e ripetute sine fine sul corpo della società sconvolta. Un modo inoltre di intendere le cose, la condizione attuale e la loro capziosa legittimità di senso e di usura, nel cinismo generale, e nello sghembo riprodursi di sogni collettivi, e tuttavia in attesa di « appropriarsi di una sensitiva incolumità », o di un’alternativa in direzione della salvezza, sia pur esigua ridotta, o cauta (dalle parole, con esse).

Dopo gli statuti

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