Antologia personale

di Carlo Betocchi

Pagg. 128

Cm 14x21

DA UNA NOTERELLA DEL ‘54 VALIDA ANCH’OGGI

Le mie poesie son nate ad esistere senza importanza, quella importanza, oso dire, che poi si qualifica come l’indizio di una poetica, di una certa probabile poetica dell’autore. Io non ci pensavo; figuriamoci loro che scappavano via così com‘erano, nude, negli ignoti sentieri della mia intimità: che quali si fossero non sapevo quando, quasi mai davanti ad un tavolino, ma dovunque capitasse, ne prendevo un appunto. E son cose, direi, che le posso ripetere ancora, che ormai ho passato gli ottanta: direi, d’una allegria naturale, o piuttosto vitale, sul cui scalino può sedere, o meglio posare, anche l’ombra della mestizia.
Le mie poesie son nate dunque ad esistere senza importanza, ripeterò, come il loro stesso autore il quale, da una antica meraviglia per la capacità d’espressione della poesia ha attinto un senso di responsabilità che non potrebbe essere nemmeno chiamato la responsabilità dello scrittore il quale, in sostanza, stava al gioco: o se anche lo fosse andrebbe considerata come la confessione dei difetti dell’uomo e di tutti quei risentimenti della coscienza ai quali è soggetto chiunque stia dietro a considerare se stesso e la propria vita in bilico, sempre, nel repentaglio degli avvenimenti - la storia - tra il pericolo di scivolare nella colpa, e la salvezza da esso, non dico già l’innocenza: perché l’innocenza non sa di essere innocente, o meglio di essere innocenza poiché, prima e al di là della storia, non è una virtù, ma uno stato, un fatto.
Perciò, strano a dirsi, l’autore forse non scriverebbe poesia se non sapesse che essa è ben altra cosa che le sue commozioni, emozioni, decisioni, convincimenti, consapevolezze, persino il suo stesso volere: cedendo al che può anche fare dell’opere buone tra il doppio di corbellerie: se non sapesse che essa non è attingibile che per assurdo, ma che tuttavia esistono degli esempi di questo assurdo, e qualche cosa da scontare, che è la vita di tutti i giorni, alla quale non si può negare la stessa fiducia che agli esempi. Sicché l’autore, anche quando è passata per lui l’età più propizia alla poesia lirica, che come lirica è quella giovanile e non priva di pruriti, l’autore seguita a vivere nella meraviglia. Donde, come per toccarla più da vicino anche quando non se la sente addosso, da quarant’anni a questa parte si diletta ad ore avanzate a copiare le similitudini della Commedia di Dante! E ha quasi finito.
Carlo Betocchi

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