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E.Siddal-Il vero amore non ci è concesso (Whipart)

E.Siddal-Il vero amore non ci è concesso

Miss Sid   

   
lunedì 02 luglio 2007  Whipart - Portale di Arte e Cultura
Recensione di Alessandro Canzian

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Prima parte (03.01.2007)

Esce, per conto delle edizioni Panda di Padova, Il vero amore non ci è concesso, raccolta omnia delle liriche di Elizabeth Eleanor Siddal a cura di Conny Stockhausen. Edizione che ha il pregio di presentare per la prima volta in Italia i testi di una modella inglese che con la sua bellezza "spirituale" è divenuta un'icona estetica per i prerafaeliti e in generale per tutta l'età Vittoriana, assurgendo così all'immortalità dell'arte nonostante la sua drammatica fine.
Leggere i testi di Miss Sid (come venne familiarmente soprannominata dal pittore Holman Hunt) non può prescindere dalla sua stessa biografia, una biografia fatta di aspirazioni e tragedie amalgamate con la ricerca di un amore impossibile e impossibilitato dalla vita stessa, dall'uomo, dalle sue promesse e dalle sue miserie.
Miss Sid nasce il 25 luglio 1829 in un paesino vicino Londra. Nel 1849 lavora come modista in un negozio di Londra insieme alle sorelle Lidia, Mary e Clara. In questo stesso negozio incontra il giovane pittore prerafaelita Walter Howell Deverell che le chiede di posare per il quadro di soggetto shakespeariano La dodicesima notte. Elizabeth diventa così il volto di Viola, ripreso anche nel quadro Olivia e Viola dello stesso pittore.
Nelle prime settimane del 1852 Miss Sid viene scelta da John Everett Millais per l'Ophelia (che è anche l'immagine in copertina del libro in questione), fortunatissimo quadro che immortala gli elementi più suggestivi non solo della bellezza di Elizabeth, ma anche della sua purezza e spiritualità, a scapito purtroppo della sua salute. Millais infatti, per ricercare la perfetta verosimiglianza dei particolari, fa posare Miss Sid in una vasca piena d'acqua riscaldata da lampade sottostanti. Ma alla fine del quadro non si accorge che le lampade si sono spente e il forte freddo mina la salute già precaria della modella. Tanto che il padre di Elizabeth, infuriato, chiede al pittore cinquanta sterline di risarcimento.
In questo stesso periodo la Siddal conosce Dante Gabriele Rossetti, pittore e poeta, che diventerà suo marito e tanto concorrerà alla sua tragica morte. I due si incontrano nello studio del comune amico Deverell e presto Rossetti le chiede di posare per alcuni soggetti della Vita Nova di Dante.
È Rossetti che scopre la vocazione artistica di Miss Sid, capace col tempo di dipingere quadri apprezzati perfino dal critico John Ruskin. Il connubio di Elizabeth e Rossetti crea da una parte il miglioramento pittorico e lirico della modella e dall'altra una vera e propria monomania nel pittore che inizia a dipingere decine e decine di volti dell'amica/amante denominati Guggums. Tutti di "insuperabile bellezza" come osò dire lo stesso Ruskin.
Tuttavia la salute di Miss Sid la obbliga ad assumere regolarmente dosi di laudano (una droga allora usata come lenitivo ai dolori) e a dover altrettanto regolarmente partire da sola per viaggi di cura. Durante i quali il Rossetti si trova spesso ad intrecciare altre relazioni, come quella con la modella Jane Morris. Elizabeth non è ignara di queste amanti (come ci testimoniano le lettere indirizzate all'amico Madox Brown) e tanto certamente concorre al suo declino psicofisico fino alla data del 1860 (un anno dopo la morte del padre) nel quale assume una dose di laudano troppo elevata e rischia di morire.
Preso dai rimorsi Rossetti le chiede di sposarlo. I due convolano a nozze, nonostante le condizioni di salute di Elizabeth non facciano presagire alcun futuro, il 23 maggio 1860.
Nel 1861 Elizabeth scopre d'essere incinta e vive qualche momento di serenità proiettata nella gioia di dare al marito un così grande ed importante dono. Ma perde la bambina che attendevano a causa di un parto prematuro e, qualche tempo, dopo scopre che un mese dopo il suo aborto Jane Morris aveva partorito una bambina figlia naturale del Rossetti.
Il 10 febbraio del 1862, mentre il marito era con l'amante, Miss Sid assume un'altra volta una dose troppo elevata di laudano dopo aver scritto un biglietto d'addio. Quando il marito rincasa è ormai troppo tardi. Elizabeth muore l'11 febbraio 1862 all'età di soli trentadue anni.
Rossetti seppellisce insieme alla moglie le poesie che aveva scritto per lei e, dieci anni dopo, forse per spirito di emulazione tenta a sua volta il suicidio assumendo un'alta dose di laudano. Ma non riesce nel suo intento perché viene soccorso da alcuni amici. Nel frattempo continua a dipingere la bellezza pura ed eterea nella moglie morta, i suoi capelli rossi e lunghissimi e i suoi lineamenti che tanto aveva amato e tanto aveva tradito. Fino al 1882, quando muore in completa solitudine e ormai vicino alla pazzia, all'età di cinquantatré anni...


L'amore finito
Non piangere mai per un amore finito
poiché l'amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l'amore destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.

Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l'estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.

Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d'amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.


 Seconda parte (05.01.2007)

Esce, per conto delle edizioni Panda di Padova, Il vero amore non ci è concesso, raccolta omnia delle liriche di Elizabeth Eleanor Siddal a cura di Conny Stockhausen. Edizione che ha il pregio di presentare per la prima volta in Italia i testi di una modella inglese che con la sua bellezza "spirituale" è divenuta un'icona estetica per i prerafaeliti e in generale per tutta l'età Vittoriana, assurgendo così all'immortalità dell'arte nonostante la sua drammatica fine. Una storia, quella di Elizabeth Eleanor Siddal, piena dell'amore e della tragedia che insieme furono la sua poesia e la sua lirica, la sua stessa aspirazione all'amore dato e richiesto. Un amore che però gli fu negato da una natura umana a cui in fondo nessuno di noi può dirsi onestamente immune. Una delicatezza, quella di Miss Sid, simile alla fragilità di un fiore che non può che morire, triste e solo, in una sera in cui il marito è con l'amante. Perché questi testi sono fondamentalmente il malinconico e amaro dolore di una donna tradita, disillusa nell'amore nonostante questo stesso fatichi a morire: "Un silenzio scende nel mio cuore / e fa tacere ogni sua pena. / Stendo le braccia nell'erba folta / e mi riaddormento, / così distesa svuotata di tutto l'amore / come una spiga di grano battuta."
Tutto questo è la poesia della modella, toccante e viva ma considerata troppo lugubre per essere pubblicata dalla poetessa Christina Rossetti (sorella di Dante Gabriele Rossetti).
Quindici poesie in cui lo sguardo fisso nel buio "come uno / la cui vita e speranze sono svanite. In cui oscuri fantasmi di un male sconosciuto / fluttuano nel mio cervello stanco; / le amorfe visioni della mia vita / scorrono oltre in processione spettrale; / alcuni si fermano a toccarmi la guancia, / altri disperdono lacrime in pioggia."
Perché dal dolore non può che nascere un desiderio di pace che spesso sconfina nel desiderio di morte, nella malinconia di chi non vede altro riposo che nella fine assoluta, ponderata e presagita per lungo tempo. È questa la morte che Miss Sid pare desiderare, una seconda querela d'amore ma che non può essere comunicata e cade su se stessa: "Afflitto autunno, io sto qui / con i miei covoni tra le mani; / pronuncio la parola che mi renderà libera, / niente tranne il riposo sembra buono per me."
L'amore è una necessità sicuramente umana, ma per una donna tale necessità assomiglia molto all'aria che si respira, alla notte che viene e porta riposo dalle fatiche, l'amore per una donna è l'unione indissolubile a cui si aspira per aspirare alla pace. Leggendo Il vero amore non ci è concesso è questo che in fondo si è portati a credere, o confermare. Nonostante oggi il mondo vada decisamente in un'altra direzione più composta e densa di solitudini queste poesie ci restituiscono la natura forse più nobile della donna, più bella, portandoci a riflettere sui nostri stessi errori nella tristezza di un'Elizabeth amareggiata e ferita.
Questa edizione, vogliamo sottolineare a tutto pregio dell'editrice, è anche la dimostrazione di una tendenza che in questi anni si è fatta sempre più forte e preponderante nell'editoria italiana di qualità. Non sono più le grandi case a creare quegli eventi editoriali veri e genuini, che fanno cultura sincera e toccano il cuore con libri come quello qui recensito. La cultura editoriale italiana ormai passa attraverso le medio piccole aspirazioni di editori spesso idealisti che sanno voler bene ai propri libri e sanno trasmettere tale amore anche al lettore. Non conosciamo direttamente l'editore di Panda edizioni ma è questo, vogliamo ammettere, ciò che la sua edizione ci ha trasmesso.


Amore e Odio
Non schiudere le labbra, sciocco,
e non volgere a me il tuo volto;
raffiche dal cielo ti abbatteranno
prima che io ti abbia concesso la grazia.

Allontana la tua ombra dal mio cammino,
e non volgerti a me e pregare;
i venti funesti possono cantare il tuo lamento
prima che io ti abbia offerto di restare.

Volgi altrove i tuoi bugiardi occhi cupi,
e non posarli sul mio viso;
immenso amore ti diedi vita: ora l'immenso odio
s'insinua crudelmente al suo posto.

Tutti i cambiamenti mi attraversano come un sogno,
non canto né prego;
e tu sei come l'arbusto avvelenato
che mi strappò via la vita.


Sfinita
Le tue forti braccia mi stringono, amore
il mio capo è sul tuo petto;
lievi parole di conforto vengono da te
la mia anima ancora non trova pace.

Poiché non sono che una creatura atterrita
né altro mai sarò
salva un uccello, la cui ala spezzata
deve volare lontano da te.

Non posso darti l'amore
che ti davo molto tempo fa,
l'amore che si volse e mi uccise
tra la neve accecante.

Non posso che donarti un cuore fragile
e occhi afflitti dal dolore
labbra avvizzite che non sanno sorridere
e non possono più farlo.

Tieni ancora le tue braccia attorno a me, amore,
fino a quando mi addormenterò;
poi abbandonami senza salutarmi
affinché io non mi svegli e pianga.

 

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