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Recensione di A. Agostinis "I Versi Rubati"

I Versi Rubati di Nicola De Bello.

Basta una fuggevole lettura della silloge di Nicola de Bello “I versi rubati“per riconoscere un poeta di profonda sensibilità, obbediente a un dettato interiore, che si è formato nel tempo con una lettura attenta e condivisa dei classici antichi , moderni e contemporanei. Si nota in lui un'adesione di ampio respiro per tutto ciò che è vita e investe il mondo della natura, del sentimento, della scienza caratterizzando in un lessico asciutto e incisivo una misura che dal contingente si eleva al metafisico.
E si ammira la distanza,una distanza fredda e planetaria, non priva tuttavia di emozioni, di chi intellettualmente si interroga sulla materia universale, sulle stagioni dell'essere, sulle proprie stagioni,innestando le proprie ragioni e consapevolezze su un mondo particolarmente vissuto culturalmente ,che è quello della classicità e del mito.
Il verso così ti afferra, ti trasporta nel mondo meraviglioso di sicuri archetipi dove si colloca la memoria dei passato e si fonda un'ansia di rinnovamento sulle ali di quello stesso vento che ha spazzato una terra fervida di canti e di virtù, dove si perdono le rotte di “antichi marinai, su mari quantistici”.
In questo scenario riappaiono le figure di Ettore e Andromaca, l'incedere maestoso di eroi, gli schinieri ,simboli delle battaglie, poche immagini e parole per evocare il mondo Acheo, un mondo amato e interpretato fino in fondo negli studi adolescenziali, atto ad informare saldamente una struttura etica.
In queste liriche ci sono altri aspetti che nascondono quasi con pudore un tema più individuale, fascinoso qual è il mistero che circonda il viandante (Felpa, il fenicio) o l'uomo di scienza che trova conforto nell'abbandono dell'amore:”da giovane uomo, mi porterai/ dove la notte è chiara di stelle,/dove i nostri amori /hanno occhi …“
E' una scrittura talvolta ermetica, a volte spigolosa dove si avverte una certa complessità e stravaganza dell'essere che non sai se sia colto da un annichilimento di fronte alla tecnologia o da una sensazione di indipendenza e quasi superiorità del proprio Ego.
Per finire colgo in questa poesia matura e consapevole una rara capacità di sintesi, un evocare sogni da semplici sensazioni di un reale vissuto con anima vergine, con amore disinteressato,dove scienza e poesia manifestano una sintesi di appartenenza cosmica che ancora meraviglia e incatena
l'uomo del nostro tempo.

 Adriana Agostinis
 Giugno 2009

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