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Home < Recensioni < Le Delizie del Fiume Brenta da Il Gazzettino
Le edizioni Panda pubblicano in un unico volume le incisioni di Gianfrancesco Costa “Le delizie del fiume Brenta”.
Certe strenne giungono puntualmente ogni anno, ma in taluni casi divengono più che un dono di circostanza, anche una forma di dimostrare buon gusto e di dare così qualcosa che duri nel tempo e che si può spesso riguardare con amore ed interesse. Escono per le Edizioni Panda, infatti i due tomi dell'incisore veneto Gianfrancesco Costa, riuniti, per l'occasione in un unico volume raffinatissimo per veste e per fedeltà di riproduzione. La tirature è limitata e il prezzo, duecentocinquantamila lire, è in realtà contenuto se si pensa che le tavole riprodotte sono ben centoquaranta e che ognuna di esse è, in sostanza, un quadro. Come si apprende da uno studio di Gianfrancesco Chinellato su Gianfrancesco Costa, l'artista ebbe una vita intensa, travagliata negli ultimi anni da una dolorosa affezione agli occhi, che tuttavia non gli impedì di continuare ad insegnare e a progettare le scene per il teatro Giustiniani di San Moisè e prima per il teatro Grimani distrutto in seguito ad un incendio. Si legge nel rotatorio Gradenigo XXXIV: “Nella contrada di San Giovanni Crisostomo l'invidiosa morte assalì il Sig. Franc. Costa, valoroso Pittore Teatrale, e che seppe sostenere perfettamente l'Arte, e la virtù della propria Professione, quale neppure li due figlioli seppero prolungarsi qui la vita”. C'è da aggiungere che il Costa “era agli stipendi del teatro”, che era nato a Venezia il 1711, che lo stesso Zanetti lo nomina tra gli “Accademici Pittori di prospettive, paesi e ornamenti, ed architetti”, e che per certo appartenne alla famosa Fraglia Veneziana dei pittori. Le vedute che resero celebre il Costa furono in buona parte fatte verso il 1747, e da lui pubblicate con la seguente intestazione: “Delle Delizie del Fiume Brenta nei palazzi e casini situati sopra le sue sponde dalla sua spaccatura di Venezia infino alla città di Padova”: La sua fatica fu approvata dalle autorità di allora, i Gradenigo, i quali annotarono che le incisioni su lastre di rame erano riprodotte in due tomi di settanta fogli l'uno. Il primo volume vide la luce nel 1750, il secondo nel 1756. Risulta poi che la sua attività di scenografo uscì da Venezia, poiché lavorò anche a Padova. L'itinerario che si presenta nello scorrere l'opera così ricca, comincia da Fusina, per raggiungere poi Malcontenta, Gambarare, Oriago, Mira Le Porte, Mira Vecchia, Dolo, Fiesso (d'Artico), Strà, Noventa, Padova (Portello). Molte le ville rappresentate con grande ricchezza di tratto e precisione nella riproduzione degli stessi particolari ma ciò che interessa particolarmente è che le meraviglie classiche di queste ville e l'amore evidente per esse non toglie all'incisore la possibilità di studiare piccoli avvenimenti di umilissima portata che si svolgono in margine alla loro marmorea opulenza. Animali, scene quotidiane di lavoro, si intrecciano così e rimangono eternate nel più ampio contesto architettonico del paesaggio. E' da domandarsi se tale felicità di tratto e tale intuizione furono inconsce in lui o volute. Probabilmente il senso narrativo che parve evidente nella rappresentazione delle ville, si sfoga proprio in questi particolari che non sono affatto quadretti di maniera. Ricordiamo per tutte l'acquaforte della Villa Foscari Malcontenta. In realtà due sono i piani di lettura e non si sa quale dei due sia pretesto all'altro: in alto troneggia la bella costruzione patrizia, lontana nella sua impassibile bellezza e nei suoi riti nobiliari, e in primo piano invece figurano scene di plurima vita contadina. E' difficile piuttosto capire che cosa il Costa prediligesse. Il risultato comunque di quest'opera è splendido e ci commuove ancora. Il libro, poi, è rilegato in mezza pelle a mano, e con impressioni in oro; ed è corredato di un'elegante custodia che impreziosisce il tutto. Un'opera insomma cui plaudirebbe lo stesso Goldoni. Mario Stefani Venezia, 1 Dicembre 1982 (Il Gazzettino)
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